E’ in corso in questi giorni a Roma il “2017 Common Alerting Protocol (CAP) Implementation Workshop£, promosso dai Vigili del Fuoco e co-sponsorizzato dall’ International Association of Emergency Managers (IAEM), International Federation of Red Cross and Red Crescent Societies (IFRC), International Telecommunication Union (ITU), OASIS Standards Organization e World Meteorological Organization (WMO). Il Workshop, che si rivolge a chiunque abbia interesse nell’apprendere l’utilizzo delle “alert technologies”, si propone non solo come mezzo formativo sull’utilizzo di questo genere di tecnologie ma anche come mezzo divulgativo riguardo le ultime implementazione dei sistemi di allerta pubblica.

Durante il Workshop, verrà presentato, a cura di Marianna Cavone, Project Leader di InnovaPuglia, il progetto SINAPSI, sviluppato in collaborazione con Sysman Progetti & Servizi.

 

CAP come strumento innovativo di allerta e difesa.

 

CAP è un formato dati XML ideato e strutturato in maniera tale da poter essere condiviso istantaneamente ed in maniera automatica, tra enti di emergenza e protezione e la popolazione, al fine di divulgare quelle che vengono definite “Public Alerts”. Le Public Alerts sono il cuore del protocollo e quelle su cui negli anni si è più concentrato il dibattito in materia; le allerte, infatti, devono essere correttamente strutturate secondo appunto un protocollo, che possa definire univocamente l’allerta e indirizzarla verso l’organo di competenza.

Il campo di applicazione di questi sistemi non è difficile da immaginare, pensiamo ad esempio ad allerte che riguardino pericoli di tipo atmosferico, geologico, chimico o di natura terroristica.

Il CAP permette la disseminazione dell’allerta in tempo reale ad un gran numero di sistemi, una delle sue peculiarità è infatti l’elevata compatibilità con i moderni sistemi di emergenza pubblici. Inoltre il CAP permette lo scambio di contributi multimediali,è accessibile e fruibile anche da popolazioni con particolari esigenze, e tramite l’utilizzo di tecnologie geospaziali, permette di avere una localizzazione precisa ma flessibile dell’emergenza. Negli ultimi anni, l’efficienza del protocollo è stata incrementata grazie all’utilizzo di allerte “standardizzate”, in grado di inviare peculiari contributi (ad esempio, avvisi sonori) in tempo reale all’organo di destinazione. Tutto questo garantisce elevata efficacia nell’ informare, non solo la popolazione, di un pericolo in atto o previsto, ma anche di coordinare l’intervento delle autorità di competenza.

Non solo, grazie all’elevato numero di allerte prodotte, i dati possono essere indirizzati verso piattaforme in grado di operare un’analisi degli stessi e fornire previsioni riguardo ai relativi fenomeni.

Per quanto concerne caratteristiche e configurazione specifiche dei CAP, gli elementi peculiari variano da nazione a nazione: negli Stati Uniti, culla di questo tipo di tecnologie, ad esempio, le Public Alerts si muovono all’interno di un macrosistema, l’IPAWS, Integrated Public Alert And Warning System, (definito come “system of systems”) che ingloba ed integra tutte le principali associazioni di emergenza pubblica, nonché gli enti di monitoraggio ambientale e meteorologico.

Da 120 emergency manager all’implementazione in tutto il mondo.

 

Il CAP nasce negli Stati Uniti negli anni 2000, a seguito di quanto dichiarato dal National Science and Technology Council (NSTC) nel report “Effective Disaster Warnings”, riguardo la necessità di sviluppare un metodo standard di raccolta e trasmissione dei messaggi di allerta in maniera automatica ed istantanea.

La richiesta venne accolta da un gruppo indipendente di 120 manager di agenzie di emergenza pubblica che idearono e svilupparono il primo prototipo di CAP, sulla base di quanto descritto dall’ NTSC. Il protocollo venne poi esaminato ad assorbito dall’ OASIS, che nel 2010 ha rilasciato la versione CAP 2.0.

In Italia la prima applicazione del CAP avvenne in occasione del terremoto che coinvolse il Centro Italia nel 2009; in tale occasione grazie al CAP, fu possibile lo scambio di dati ed informazioni tra i Vigili del Fuoco e il Ministero dei beni culturali circa le misure precauzionali di edifici e monumenti storici. Ad oggi i CAP scambiati giornalmente toccano vette di 25.000 messaggi.

Come dimostrato dall’eco del Workshop di Roma, la diffusione di questo protocollo è capillare, e le sue implementazioni si sono via via perfezionate ed adeguate alle esigenze di ciascuna nazione.

Sysman ha potuto collaborare all’implementazione di una di queste applicazioni, grazie al progetto SINAPSI, che prevedeva lo sviluppo di un sistema di analisi delle allerte in entrata, “NetAnalysis” e di un sistema di pianificazione e gestione delle emergenze “Netrisk”, per applicazione nell’ambito della Protezione Civile.

 

Per saperne di più del Progetto SINAPSI e del lavoro di Sysman nell’ambito della Protezione Civile, contattaci.